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Il mago di Oz

di Roberto Zamengo da Frank Baum
Testi e Regia
Matteo Destro
Interpreti e Personaggi
- Elisa Risigari (strega Rachel, Mago di Oz, guardiano)
- Luca Gatto (Omino di latta, Bacuc)
- Martina Boldarin (Dorothy)
- Roberto Zamengo (fata Glinda, Spaventapasseri)

A causa di un inaspettato uragano, Dorothy si ritrova catapultata in uno stravagante mondo dove tutto sembra essere esagerato e meravigliosamente differente dalla campagna e dalla fatoria sove vive con i suoi genitori. Immaginatevi che effetto fa andare a letto alla sera, sentirsi al sicuro, riscaldati e coccolati dalle coperte nella propria casettina e... trak... di colpo ritrovarsi soli in mezzo a non si sa dove. Sicuramente sapete che non è un sogno, ma neanche la vostra realtà.
Ed ecco che compare uno spaventapasseri che comincia a camminare e a parlare e, dietro l'angolo, toh!, un ammasso di lamiere che piange e, sorpresa delle sorprese, qui i leoni hanno paura e scappano. Forse vi chiederete se per caso, non si sa pre quale ragione, siete capitati dentro ad una favola! Ma no, perché nelle favole di solito le streghe, le fate e i maghi sanno fare bene la propria parte. Nel regno di Oz... eh... ecco... meglio non anticipare troppo.
In questo mare di colori e di follia Dorothy diventa la nostra "Ulisse" e intraprende con molto coraggio la rotta verso casa. Il viaggio è avvincente, pieno di pericoli e sorprese, ma come tutto il resto anche lui sembra che non porti da nessuna parte.
L. Frank Baum scrisse questa storia all'inizio del secolo scorso e sembra che l'abbia ambientata fuori da ogni tempo. Nell'immaginario che ci presenta le cose faticano ad avere un senso, allora come adesso. Proprio questa assurdità generale e questa differenza estrema ci riconducono poco a poco a vedere con molta chiarezza la sola cosa che ci appartiene: l'umanità dei personaggi. Riconosciamo l'amicizia, l'inganno, la solidarietà, la paura, la determinazione, la voglia di avventura e allo stesso tempo il desiderio di un luogo sicuro dove sentirsi protetti e dove poter tornare.
Se ci lasciamo trasportare dagli accadimenti, di colpo tutto ci sembra straordinariamente vicino e familiare, quasi meno assurdo del mondo che conosciamo.
Nel "nostro" mondo di Oz il linguaggio del corpo diventa lo strumento privilegiato, creatore diretto e immediato di caratteri, immagini, ritmi, oggetti e situazioni.
Il tornado, la foresta, l'odore di fieno, la lotta tra fate e streghe, la storia dell'Omino di latta sono momenti che si compongono e si scompongono in un battibaleno. Tutto diventa un gioco, dove tutti sono invitati a giocare... con le emozioni s'intende.
Che importa se il precipizio sia reale o mimato, ciò che importa è che sia vero e speriamo che la perfida strega non butti giù nessuno...

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